Acufeni e disturbi dell’udito: cosa sono, perché compaiono e come valutarli

Gli acufeni rappresentano uno dei disturbi uditivi più frequenti e possono presentarsi come una percezione sonora “di sottofondo” che compare soprattutto nei momenti di silenzio.
In alcuni casi restano lievi e intermittenti; in altri diventano persistenti e invasivi, interferendo con il sonno, la concentrazione e la qualità della vita.
Proprio perché l’esperienza è variabile da persona a persona, è importante inquadrarli correttamente e comprenderne le possibili cause.
Cosa sono gli acufeni?
Gli acufeni sono una percezione sonora senza stimolo esterno: il segnale non proviene dall’ambiente, ma nasce lungo il sistema uditivo e viene interpretato dal cervello come un suono.
La manifestazione può essere diversa da persona a persona: tono continuo, fruscio, vibrazione o andamento pulsante.
Più che una patologia autonoma, l’acufene è spesso un segnale associato a condizioni diverse che possono coinvolgere l’apparato uditivo o altri sistemi dell’organismo.
Si distinguono principalmente:
- acufeni soggettivi: percepiti solo dal paziente, sono la forma più frequente (circa 95–98% dei casi);
- acufeni oggettivi: molto più rari; possono essere rilevati anche da un esaminatore con strumenti specifici e sono spesso correlati a cause vascolari o muscolari.
La percezione può variare e l’intensità può oscillare nel corso della giornata e spesso peggiora nel silenzio notturno.
Qual è l’incidenza e la diffusione degli acufeni?
I disturbi uditivi, inclusi gli acufeni, hanno una rilevanza epidemiologica significativa.
Le stime più citate indicano che circa il 10–15% della popolazione adulta sperimenta acufeni persistenti, mentre una quota più ampia riferisce episodi occasionali.
L’incidenza aumenta con l’età e raggiunge un picco tra i 60 e i 69 anni.
Negli ultimi anni, tuttavia, si osserva un incremento anche tra i giovani adulti, verosimilmente legato a molteplici fattori ambientali e comportamentali.
Per quanto riguarda la distribuzione tra i sessi, alcuni studi mostrano una lieve prevalenza negli uomini, probabilmente correlata a una maggiore esposizione storica a rumori occupazionali.
Nelle donne, in alcune fasi ormonali (gravidanza o menopausa), la percezione del disturbo può risultare più intensa.
La severità è variabile: circa il 20% di chi soffre di acufeni li descrive come moderatamente o gravemente invalidanti, con ripercussioni concrete sulla quotidianità.
Quali sono le cause degli acufeni?
Identificare l’origine degli acufeni è spesso complesso, perché le cause possono essere molteplici e coesistenti.
La lettura dei possibili meccanismi permette di inquadrare il disturbo e costruire un percorso diagnostico-terapeutico più mirato.
Cause otologiche (orecchio)
Le patologie dell’orecchio sono tra le cause più frequenti. La presbiacusia (perdita uditiva legata all’età) è un fattore comune: il deterioramento delle cellule ciliate cocleari può generare segnali anomali interpretati dal cervello come “suoni fantasma”.Anche l’esposizione acuta o cronica a rumori intensi può danneggiare l’orecchio interno e favorire acufeni persistenti.
Altre condizioni includono accumulo di cerume, otiti, otosclerosi e malattia di Ménière (vertigini, ipoacusia fluttuante e acufeni).
In presenza di acufene monolaterale associato a ipoacusia, va considerato anche il neurinoma dell’acustico (tumore benigno del nervo vestibolococleare).
Cause vascolari e metaboliche
Alterazioni del flusso sanguigno nella regione della testa e del collo possono generare acufeni pulsanti.
Ipertensione, aterosclerosi, malformazioni vascolari e turbolenze del flusso in carotidi o giugulari sono tra i fattori più rilevanti.
Anche disturbi metabolici come diabete e disfunzioni tiroidee possono contribuire.
Cause neurologiche e muscolari
Disturbi del sistema nervoso centrale possono interferire con l’elaborazione dei segnali uditivi.
Anche disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM) e tensioni muscolari cervicali possono indurre o aggravare gli acufeni attraverso meccanismi neurosensoriali complessi.
Fattori farmacologici e tossici
Alcuni farmaci possono avere effetti ototossici.
Tra i più noti: aminoglicosidi, FANS ad alte dosi, alcuni chemioterapici e diuretici dell’ansa. Anche l’esposizione a sostanze tossiche (ad esempio piombo o mercurio) può danneggiare le strutture uditive.
Età e acufeni: perché aumentano con il tempo
L’età è un fattore determinante: l’incidenza tende ad aumentare dopo i 40 anni e cresce con l’avanzare dell’età, anche in relazione alla presbiacusia.
Con gli anni aumentano inoltre condizioni concomitanti (ipertensione, diabete, aterosclerosi) che possono favorire la comparsa o la persistenza del disturbo.
Nei giovani adulti, invece, gli acufeni sono più spesso correlati all’esposizione a rumori intensi.
Come valutare gli acufeni: l’approccio diagnostico
Una valutazione accurata è il punto di partenza per comprendere la natura degli acufeni e definire un percorso appropriato.
L’iter diagnostico integra anamnesi, esame obiettivo e indagini strumentali mirate.
Anamnesi: raccogliere la storia clinica
Lo specialista valuta le caratteristiche dell’acufene (tipo di suono, intensità, localizzazione, durata, fattori scatenanti o aggravanti), la presenza di sintomi associati (ipoacusia, vertigini, pienezza auricolare) e la storia clinica generale (esposizioni a rumore, farmaci, patologie sistemiche).
È essenziale stimare anche l’impatto funzionale: disturbo del sonno, difficoltà di concentrazione, aumento di ansia o stress.
Esame obiettivo
L’otoscopia consente di valutare condotto uditivo esterno e membrana timpanica, identificando cerume, infezioni o alterazioni strutturali. In caso di acufeni pulsanti, l’auscultazione periauricolare può rivelare soffi vascolari.
Un esame neurologico di base può orientare verso approfondimenti specifici.
Esami e strumenti diagnostici
- audiometria tonale: misura la soglia uditiva per diverse frequenze e identifica eventuali perdite uditive.
- impedenzometria: valuta la funzionalità di timpano e catena ossiculare, utile per patologie dell’orecchio medio.
- acufenometria: definisce frequenza e intensità dell’acufene, utile anche per il follow-up.
- imaging (RM encefalo / Angio-TC): indicato in casi selezionati, soprattutto per sospette cause strutturali o vascolari.
- potenziali evocati uditivi: analizzano la funzionalità del nervo acustico e delle vie uditive centrali.
L’approccio terapeutico del Centro Armonia
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